Il putting
#2 Sentire le mani

Paolo Spada by

Il drive di Dustin Johnson è un siluro che percorre più di 300 mt, il mio drive è un aeroplanino di carta che ne fa a malapena 200.

Dustin Johnson riesce a tirare un putt da 15m, anche il mio putt fa tranquillamente 15m.

Quindi sono bravo come DJ?

No, affatto, però sul putt ce la possiamo giocare, perchè il putt è un colpo dove la forza e l’elasticità muscolare non incidono e anche la tecnica è molto personale e relativa (basta che guardiamo il tour e non ci sono 2 professionisti con la stessa identica tecnica, questo però non significa che un buon maestro non possa aiutarci nel putting green!).

Nel putt conta moltissimo la sensibilità ed è grazie alla sensibilità che le mani mandano gli impulsi al nostro cervello, una volta che abbiamo trovato il grip corretto, dobbiamo anche capire quanto stringere.

Se arrivo molto nervoso sul putter, le mie mani stringono molto, il cervello riceve un’ulteriore informazione di paura, la trasmette immediatamente alle braccia che si irrigidiscono a loro volta, ed il risultato non potrà che essere deludente.

Quindi per cercare di tenere rilassata la mente, pensate a rilassare le mani e a sentirle.

Un esercizio utile è puttare con più palle dalla stessa distanza, non variando la forza del colpo, ma cercando di variare solamente la pressione delle mani su grip.

Con un’ipotetica scala da 0 a 5, cerchiamo di trovare la pressione corretta che ci restituisce i risultati migliori e cerchiamo di assimilarla abbinandola proprio ad un livello teorico da 0 a 5. Quando siamo in gara e stiamo per puttare, cerchiamo di renderci conto se stiamo stringendo correttamente al livello che avevamo individuta, se notiamo che stringiamo troppo, aspettiamo ad eseguire il colpo e stacchiamo le mani. A questo punto riprendiamo correttamente l’impugnatura cercando di trovare la nostra pressione ideale.

Appuntamento alla settimana prossima con un’altra pillola interessante, ma se vuoi leggere gli altri articoli visita la sezione qui su Wegolfers.

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