Etica, rispetto e “giustizia sportiva”
Una storia sbagliata

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Lo sport è parte della vita di ognuno di noi. Una parte importante perché riflette perfettamente cosa siamo, come siamo, come ci comportiamo e come vogliamo relazionarci con gli altri.

Lo sport è sfida, è conquista di un obiettivo, è gratificazione personale.

Mettersi in gioco e provarci, eccellere ma anche semplicemente partecipare. Essere parte di un gruppo, emozionarsi.

Lo sport in certi casi ti porta a rappresentare la tua Nazione e questo aspetto può regalare orgoglio e responsabilità. Devi sentirti un esempio e indossare la maglia azzurra non può essere un evento qualsiasi.

Lo sport, come la vita in generale, è composto e normato da regole. Nella vita molte regole non sono scritte: educazione, altruismo, generosità. Altre sono codificate e accettate: pagare le tasse, rispettare la proprietà altrui, seguire le leggi, rispettare il codice della strada, studiare per acquisire conoscenze e competenze lavorative.

Nella vita e nello sport si può sbagliare. L’errore può essere in buona fede o in mala fede. Nel primo caso possiamo parlare di esperienza che cresce e la volta dopo ti aiuta ad evitare l’errore. Ma anche nel secondo caso si fa esperienza e si può capire che quella strada, più facile e più veloce, non può essere quella che gratifica, a meno che le gratificazioni che uno cerca siano solo quelle di apparire agli altri come qualcuno che non si è, come qualcuno che non si potrà mai essere.

Il golf è certamente uno degli sport dove l’integrità dell’uomo è messa a dura prova.

 

lo scopo del golf non è solo vincere, ma è giocare come un gentiluomo e vincere”

                                                                                                                         Phil Mickelson.

 

 

Se la posta in gioco è alta tutti vorrebbero la vittoria. Per vincere esistono molte strade corrette e altre meno.

Personalmente non capisco il motivo che spinge alcuni a imboccare la strada più veloce e facile, quella di infrangere le regole. Qualcuno ha detto che il bello di un viaggio non è la meta raggiunta ma il percorso che si compie per raggiungerla. Così è anche nello sport. Il significato di lavorare, allenarsi e provare a vincere rispettando le regole deve essere difeso come un bene prezioso. Tutti dobbiamo fare qualcosa per difendere questo valore.

Nel golf, per le caratteristiche stesse del gioco, la componente di etica e morale è imprescindibile. Essere corretti con sé stessi e con gli altri. Essere onesti “per” sé stessi e “per” gli altri.

Capita di sbagliare, capita di non aver compreso l’essenza del gioco e dello sport. Capita di imboccare una via più veloce e facile per raggiungere la vittoria. Non ne comprendo del tutto le motivazioni, ma succede. Non capisco come possa essere gratificante pavoneggiarsi, a obiettivo raggiunto, con mille selfie, quando dentro di te sai benissimo che hai usato “la scorciatoia”.

Nei miei quarantacinque anni di golf, ho sempre mal sopportato i gruppetti da diciannovesima buca che additano il “vincitore” di turno, magari perché ha fatto lo score impossibile, oppure perché gestisce l’hcp in modo scientifico. Non è piacevole essere timbrati a vita, magari senza essere colpevoli. Ci sono delle regole e se qualcuno le infrange deve essere giudicato e punito con una squalifica, non con la gogna pubblica, fatalmente imperfetta ed eterna.

È certamente lecito difendere il diritto di essere giudicati non dal gruppetto al bar ma dalla giustizia sportiva, che si muove in base a regole definite.

Se hai sbagliato una volta, chiedi scusa, accetti la giusta squalifica, la sconti e poi ritorni e, per quanto mi riguarda, hai fatto esperienza. Probabilmente non commetterai nuovamente lo stesso errore. Sicuramente in questo caso il WAGC ITALY tornerà ad accoglierti.

A volte succede, invero, che le scuse ai tuoi compagni, al tuo capitano, in generale agli altri giocatori non arrivino. Succede che ci si difenda di fronte alla Procura Federale utilizzando ogni mezzo, senza dubbio lecito, ma dal punto di vista etico decisamente untuoso e fasullo.

Succede che si costruisca una verità che ti costringerà ad abbassare gli occhi al nostro prossimo incontro. Una verità che oggi salva, parzialmente, le “apparenze da selfies”, ma che non salva l’etica e il rispetto, violentati e offesi da comportamenti spregiudicati.

Questa scelta era una tra quelle possibili, ma in fondo al percorso di questa strada ci sono le porte del WAGC, del mondo Wegolfers, del mio personale rispetto che resteranno chiuse, per sempre.

Etica, integrità, educazione e rispetto per gli altri sono concetti più nobili della semplice “giustizia sportiva”. Il nostro mondo non può e non vuole concedere il minimo spazio a chi infrange questi valori.

                         Marco Foi – Capitano WAGC ITALY

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