Il colpo più difficile
Gianni Davico

Gianni Davico by

Be’, in realtà non so se si può definire il colpo più difficile in assoluto, ma certamente è catalogabile tra i 4-5 più complessi. Sto parlando dell’approccio da 30-40 metri; anche se siamo in fairway e con bandiera scoperta, il grado di difficoltà rimane elevato perché è un colpo (o, più precisamente, un mezzo colpo) dove il controllo deve essere massimo.

Qual è un buon risultato? Prendendo come misura i 40 metri, considero che il colpo è ottimo quando l’errore non supera il 5%: ovvero quando la palla si ferma entro i 2 metri dalla bandiera. (Per definire un colpo come “buono” possiamo calcolare un margine d’errore del 10%: ma sappiamo bene che le percentuali di palle imbucate dai 4 metri rispetto ai 2 stanno in una categoria completamente differente. Insomma è un colpo salva-par, e al contempo un toccasana per l’autostima golfistica.)

Qualche tempo fa, in un momento di intenso flow, l’ho messo a punto. (Anche se sarebbe più corretto dire che quel che ho “scoperto” è frutto di tentativi ed errori che vanno molto indietro nel tempo.) Ecco come lo eseguo io:

– bastone: 60° (io adoro il lob, ma anche il sand è perfetto al caso);
– peso 65-35 (ovvero favorire l’appoggio sul piede sinistro, per un attacco più verticale);
– palla centrale (ho scoperto che non serve metterla più avanti, anzi è probabilmente deleterio);
– bastone impugnato normalmente (non serve impugnarlo più corto);
– mani molto vicine al corpo (no, di più – questo è un punto fondamentale);
– mani molto indietro, quasi centrali (in questa maniera il bounce fa pienamente e bene il suo lavoro);
– attaccare il colpo (ovvero accelerare con decisione all’impatto – il punto di massima velocità è appena dopo l’impatto, non prima);
– finire il colpo (questo permette alla palla di volare alta).

Per variare la distanza, ovvero per colpi più corti o più lunghi, basta semplicemente modificare la lunghezza del backswing, mentre tutte le altre condizioni restano invariate.

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