Bardarolo Royal & Ancient Golf Club
#12 Golf senza sensi

Luca Ravinetto by

Il R&A Bardarolo aveva aperto le porte e accettava i “nuovi soci”, li accettava però tappandosi il naso, chiudendosi le orecchie, abbassando le palpebre fino ad inebriarsi di un buio pieno di ricordi in cui cercare la speranza per andare oltre le aspettative presenti.

Anche il maestro gli faceva lezione tappandosi il naso e il caddie-master si tappava il naso quando gli portava la sacca, tanto stender la mano per la mancia era ormai un gesto antico e mal visto come togliersi il cappello per salutare. Il Golf era diventato uno sport più manuale che intellettuale, le differenze dal calcio si erano ormai assottigliate alle caratteristiche intrinseche dei due giochi, chi gli dava un calcio, chi gli dava una bastonata.

In questo nuovo circolo Biramberti era il pioniere, fu lui per primo ad accettare con disperazione le usanze del circolo, ma adesso era il circolo che accettava con molta più disperazione le sue, il vicepresidente Buroni non poteva più partire quando voleva con il suo cart, ma doveva fare la fila dietro a quella folla di principianti dagli “Swing By Web”. Venivano chiamati “Swing By Web” tutti quei giocatori che avevano appreso il Golf solo guardandolo su internet: dai video in streaming al tee della buca 1 tutto accadeva così velocemente da impedirne l’apprendimento.

Ascoltare, capire e ricordare erano ormai tre verbi che tenevano lontano quel divertimento immediato necessario a soddisfare il tripudio di ignoranza ormai regnante. Al ristorante ormai padroneggiava Biramberti, il coraggioso del gruppo, raccontava le sue prime esperienze dentro al circolo, del Drive sbagliato di Buroni, diceva che la tecnica non serviva e che il Golf era uno sport che si impara col tempo, studiare non serviva, bastava andare per sentito dire, anche utilizzando internet. Al ristorante Enzo non ascoltava, si limitava a stare silenzioso e senza udire portava i piatti veloci che gli venivano richiesti, però aveva la sensazione che il ruolo del persecutore e del perseguitato, si fossero ormai invertiti. Enzo conosceva molto bene i soci, a tavola e’ molto difficile fingere, viene fuori quello che si è veramente, il Golf e la tavola sono due mezzi efficientissimi per conoscere chi si ha di fronte. A volte Enzo andava al piano di sopra, nella stanza riservata ai Soci che il Presidente, sempre il solito, Giuseppe Staccioli, aveva fatto costruire per restare soli, per non vedere, per non udire, per non annusare. Enzo a volte si fermava a parlare coi vecchi soci e in quella stanza lo accomunava a loro il pensiero dell’imperatore Nerone nella Domus Area, “finalmente posso vivere come un essere umano”. Questa stanza racchiudeva tutti quei vezzi necessari per stare lontani da un mondo poco attento e distratto alle regole delle buone maniere, era la fortezza per vite passate, di persone che impaurite si erano fortificate in uno spazio angusto, scarno, senza tecnologia, fermo a molti anni addietro. Affacciandosi alla finestra si vedeva il putting-green da cui Germano sfregiò la giovane ragazza svizzera tentando di fare un lob, si vedeva il grande loggiato utilizzato per le premiazioni, si vedeva tutto il passato, ma anche tutto il presente. Da questa stanza si aveva malinconia per quel tempo in cui il rispetto per gli ospiti non toglieva rispetto agli ospitanti, in cui il green-fee non toglieva niente alla quota associativa annuale. Però, senza dire niente tutti gli ex capitalisti in pensione e soci fondatori del circolo, si domandavano quale tipo di golf stessero offrendo ai loro ospiti, chiedendosi a voce bassa chi veramente fosse la vittima e chi il carnefice. Per Buroni che ancora amava fare lezione, giocare 9 buche era una sfida da vincere col proprio fisico che ormai non era più in grado di fare un buono swing, per lui ogni anno le buche erano sempre più lunghe, forse troppo lunghe, e si chiedeva sempre più spesso chi cavolo aveva voluto un campo così. Ormai il draw era stato sostituito da uno slice e i nuovi giovani giocatori tiravano così tanto più lungo che vincere alle gare era diventato impossibile. Il Golf era diventato uno sport veloce, in 4 ore dovevi fare tutta la gara, il profumo delle piante, il colore dell’erba che cambiava se era stata piantata in fairway o in rough, la sabbia dei bunker appositamente scelta per la sua consistenza, erano diventati tutti dettagli non interessanti, l’unico dato veramente interessante era il risultato finale, tutto il Golf e tutta la giornata erano definite da quel numero in fondo allo score. La calma e la routine erano state sostituite dalla velocità e dal calcolo del tiro ridotto all’ osso, il vento non era più un motivo per adottare una precisa tecnica, ma era diventato solo una serie interminabile di schiaffi che rendevano i visi dei giocatori sempre più rossi e disarmonici, il vento era solo un elemento di disturbo, ormai si vedevano sempre meno golfisti e sempre più consumatori, di quelli che parlano sempre della vittoria e mai della fatica per ottenerla. Per non dare delusioni a una marmaglia di giocatori viziati da godimenti spiccioli, era stato reso possibile non prendere la virgola (tutte le volte che si voleva) garantendo ai codardi di non perdere mai.

Ormai si passava lungo il percorso guardando senza vedere, alcuni fra i più disattenti dovevano giocare il percorso molte volte per ricordare il disegno delle buche. Il Golf implica una incondizionata accettazione della natura, è un gioco che deve essere praticato nel silenzio e che si impara lentamente da chi non parla troppo. Gli addetti ai lavori del R&A avevano ancora il dovere di essere meravigliosi, ma era faticoso essere meravigliosi ogni giorno, avevano solo la propria conoscenza del Golf e la tradizione del circolo come valori da vendere personalmente, ma ormai erano valori non più monetizzabili. Molti anni fa il R&A accettava come soci solo chi già alla nascita aveva ricevuto tutto dalla vita, oggi invece accetta anche quelli più modesti che pretendono dalla vita quello che non hanno avuto alla nascita. In questo nuovo circolo i sensi si erano attenuati, quasi sospesi, si giocava uno sport che non si conosceva, che veniva da lontano, quasi per fatalità, per una fortuna concessa, comunque da non prendere troppo sul serio, come se a breve tutto fosse dovuto finire.

Continua…

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